Inserito da: step9 | Luglio 27, 2008

la timidezza

Questo pezzo di Benjamin Constant l’ho riletto non so quante volte. E’ l’introduzione dell’Adolphe.

Mio padre era timido… Le sue lettere erano affettuose, piene di consigli ragionevoli e sensibili; ma non appena ci trovavamo l’uno in presenza dell’altro, c’era in lui qualcosa di rigido che non sapevo spiegarmi e che aveva su di me un effetto sgradevole. Non sapevo allora cosa fosse la timidezza, questa sofferenza interiore che ci perseguita fin nell’età più avanzata, che soffoca nel nostro cuore le impressioni più profonde, che ci gela le parole, che snatura sulle nostre labbra tutto ciò che temiamo di dire, e che ci consente di esprimerci solo con frasi vagheo un’ironia più o meno amara, come se volessimo vendicarci sui nostri stessi sentimenti del dolore che proviamo nel non poterli far conoscere. Non sapevo che, anche con suo figlio, mio padre era timido e che spesso, dopo aver lungamente atteso da me un’espressione del mio affetto che la sua apparente freddezza pareva vietarmi, mi lasciava con gli occhi pieni di lascrime, e si lmentava con altri che io lo amassi.


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