Ne deriva, a livello intrapsichico profondo nei partner di coppie cosiddette “disfunzionali”, una labilità dell’oggetto d’amore che entra in risonanza con i fattori di personalità e con elementi di vulnerabilità spesso dovuti a traumi pregressi. Sicuramente uno dei motivi per cui la società non ha preso coscienza di questa situazione, è che per secoli i rapporti tra uomo e donna sono stati fortemente condizionati da percorsi obbligati, in cui il patrimonio in genere il rapporto di coppia avevano lo scopo di adempiere certe “funzioni sociali” all’interno di ruoli piuttosto rigidi dai quali non si poteva uscire senza incorrere a giudizi e ostracismi, in particolare nei confronti della donna.
Esistono molti sinonimi per definire la dipendenza affettiva: “droga d’amore”, “intossicazione psicologica” e molti altri.
L’Intossicazione psicologica (droga d’amore o dipendenza affettiva) trova la sua origine in bisogni infantili inappagati: i bambini i cui bisogni d’amore rimangono non riconosciuti possono adattarsi imparando a limitare le loro aspettative.
Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “I miei bisogni non contano”o “non sono degno di essere amato”.
Da adulti gli “intossicati d’amore” dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di se stessi e la soluzione dei loro problemi, temono di essere respinti, rifuggono il dolore, non hanno fiducia nelle loro abilità e si giudicano persone non degne d’amore.