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Dipendenza Affettiva
Ne deriva, a livello intrapsichico profondo nei partner di coppie cosiddette “disfunzionali”, una labilità dell’oggetto d’amore che entra in risonanza con i fattori di personalità e con elementi di vulnerabilità spesso dovuti a traumi pregressi. Sicuramente uno dei motivi per cui la società non ha preso coscienza di questa situazione, è che per secoli i rapporti tra uomo e donna sono stati fortemente condizionati da percorsi obbligati, in cui il patrimonio in genere il rapporto di coppia avevano lo scopo di adempiere certe “funzioni sociali” all’interno di ruoli piuttosto rigidi dai quali non si poteva uscire senza incorrere a giudizi e ostracismi, in particolare nei confronti della donna.
Esistono molti sinonimi per definire la dipendenza affettiva: “droga d’amore”, “intossicazione psicologica” e molti altri.
L’Intossicazione psicologica (droga d’amore o dipendenza affettiva) trova la sua origine in bisogni infantili inappagati: i bambini i cui bisogni d’amore rimangono non riconosciuti possono adattarsi imparando a limitare le loro aspettative.
Questo processo di limitazione può portare al formarsi di pensieri del tipo: “I miei bisogni non contano”o “non sono degno di essere amato”.
Da adulti gli “intossicati d’amore” dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di se stessi e la soluzione dei loro problemi, temono di essere respinti, rifuggono il dolore, non hanno fiducia nelle loro abilità e si giudicano persone non degne d’amore.
Pubblicato in Dipendenza Affettiva | Tag:Amore, Dipendenza Affettiva
la timidezza
Questo pezzo di Benjamin Constant l’ho riletto non so quante volte. E’ l’introduzione dell’Adolphe.
Mio padre era timido… Le sue lettere erano affettuose, piene di consigli ragionevoli e sensibili; ma non appena ci trovavamo l’uno in presenza dell’altro, c’era in lui qualcosa di rigido che non sapevo spiegarmi e che aveva su di me un effetto sgradevole. Non sapevo allora cosa fosse la timidezza, questa sofferenza interiore che ci perseguita fin nell’età più avanzata, che soffoca nel nostro cuore le impressioni più profonde, che ci gela le parole, che snatura sulle nostre labbra tutto ciò che temiamo di dire, e che ci consente di esprimerci solo con frasi vagheo un’ironia più o meno amara, come se volessimo vendicarci sui nostri stessi sentimenti del dolore che proviamo nel non poterli far conoscere. Non sapevo che, anche con suo figlio, mio padre era timido e che spesso, dopo aver lungamente atteso da me un’espressione del mio affetto che la sua apparente freddezza pareva vietarmi, mi lasciava con gli occhi pieni di lascrime, e si lmentava con altri che io lo amassi.
Sant’Agostino
Riporto qui il capitolo 12 dell’enciclica Spe Salvi, uno dei pezzi più belli e, come dice Benedetto, più “performativi”.
Desideriamo in qualche modo la vista stessa, quella vera, che non venga poi toccata neppure dalla morte; ma allo stesso tempo non conosciamo ciò verso cui ci siamo spinti. Non possiamo cessare di protenderci verso di esso e tuttavia sappiamoo che tutto ciò che possiamo sperimentare o realizare non è ciò che bramiamo. Questa “cosa” ignota è la vera speranza che ci spinge e il suo essere ignota è, al contempo, la causa di tutte le diperazioni come pure di tutti gli slanci positivi o distruttivi verso il mondo autentico e l’autentico uomo. La parola “vita eterna” cerca di dare un nome a questa sconosciuta realtà conosciuta. Necessariamente è una parola insufficiente che crea confusione. “Eterno”, infatti, suscita in noi l’idea dell’interminabile, e questo ci fa paura; vita ci fa pensare alla vita da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo perdere e che, tuttavia, è spesso allo stesso tempo più fatica che appagamento, cosicchè mentre per un verso la desideriamo, per l’altro non la vogliamo. Possiamo soltanto cercare di uscire con nostro pensiero dalla temporalità dalla quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni di calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. Sarebbe il momento dell’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo, il prima e il dopo non esiste più. Possiamo soltanto cercare di pensare che questo momento è la vita ins enso pieno, un sempre nuovo immergersi nella vastità dell’essere, mentre siamo semplicemente sopraffatti dalla gioia. Così lo esprime Gesù nel vangelo di Giovanni. “Vi vedrò di nuovo” e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. Dobbiamo pensare in questa direzione, se vogliamo pensare a che cosa mira la speranza cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con Cristo.
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Cammino di San Francesco
Sto pensando di farlo quest’estate. Forse è l’unica cosa che riuscirei a fare con un po’ di entusiasmo. O forse mi butterebbe ancora più giù
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Verrà il giorno
quand’è che mi alzerò e non penserò più a te? Quando verrà il giorno in cui senza accorgermi qualcuno avrà tolto il coltello dal cuore? solo quel giorno mi accorgerò di tutto il tempo perso nella mia vita. Ma adesso…solo anni che passano e sempre solo tu in mente.
non posso farcela
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Alessandro
ciao Alessandro!
benvenuto tra noi! sei nato a Varese alla una e dieci e.. mi dicono che sei nato con la camicia…come me. Il tuo fratellone è un po’ geloso e ha avuto un attacco di mal di pancia, ma gli passerà e starete bene insieme.
Sono curioso di vederti.
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Once
Donatella mi ha consigliato un bel film, si chiama Once, uscito nel 2006 e distribuito con ritardo in Italia ma finalmente arrivato.
Lui è un cantautore di Dublino che di giorno lavora aggiustando aspirapolvere e di sera suona per le strade di Grafton Street. Lei una ragazza ceca che suona il piano ogniqualvolta ne ha la possibilità, alternando strani lavori per prendersi cura della madre e della figlia. I due si incontrano e con le canzoni si raccontano.
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49417
Ho già letto in giro che pellicole indipendenti come queste cominciano a essere guardati con aria di sufficienza, eppure questo rimane un bellissimo film. E quanti ricrdi di Dublino!
Le inquadrature sono bellissime, telecamera in spalla, leggero movimento, zoom molto veloci come se a girarla fosse uno di noi, pezzi di viso tagliato, una ciocca di capelli, metà sorriso. Tutto ben lontano dalle inquadrature commerciali così perfette (considerazione banale ma da fare).
Perchè..diciamola…questo è un film girato da noi..è come se entrassimo senza permesso nella casa della mamma di marketa, un po’ a sorpresa, e ci trovassimo di fronte a un po’ di disordine, una bottiglia di svelto sopra la cucina, un divano sporco e un po’ sgualcito ma che può diventare comodo per tre vicini di casa.
E poi la musica..la musica…sempre la musica. Mi sono ricordato di quando lavoravo alla Nypro e del mio collega spagnolo che come me, passava la giornata a verniciare telefonini in attesa del suono della campanella. Un giorno mi dice: “io vado a suonare in grafton street”, abbandona tutto e il giorno dopo lo vedo con un cappello e con la chitarra in mano. Aveva davvero talento.
Questa è l’irlanda, un angolo per sognare e per prendersi le proprie scommese, un po’ come l’america degli anni 30. Il film lo riflette bene.
La canzone finale, Falling Slowly, è stupenda e le parole sono bellissime anche se in questo momento fanno un po’ male.